Dott. Claudio Ivan Brambilla

  

 

Una nascita … raddoppiata

 

Negli ultimi tempi, capita sempre più spesso di vedere mamme con carrozzine ... biposto. L’aumento dell’età media in cui si fanno figli (oggi è attorno ai 28 anni) e il ricorso sempre più frequente ai trattamenti contro la sterilità hanno infatti contribuito ad aumentare il numero di gravidanze gemellari.

Addirittura è nata una nuova branca della medicina: la gemellologia, che studia la gestazione e la nascita di questi particolarissimi fratelli.

Gravidanza: mamme più ... sotto controllo

Già durante i nove mesi di attesa, la mamma di gemelli viene seguita con particolare attenzione. Rispetto a una gravidanza singola, il ginecologo:

  • intensifica i controlli ecografici per valutare se entrambi i bambini si sviluppano in modo corretto. Soprattutto quando c’è una sola placenta (gravidanza monocoriale) per i due bambini, può accadere che uno riceva più nutrimento a discapito dell’altro;

  • stabilisce più visite la cui frequenza dipende dalla diagnosi di corionicità. Cioè, se i feti sono monozigoti (originati da un ovulo solo), avranno più facilmente problemi di trasfusione feto-placentare, ovvero le due placente non smisteranno bene il nutrimento e un bambino potrebbe crescere più dell’altro.

Le visite supplementari  hanno inoltre lo scopo di valutare se c’è una modificazione precoce del collo dell’utero, segnale di un parto prima del tempo, che è frequente  nelle gravidanze gemellari.

Più il parto si avvicina, più questi controlli si moltiplicano.  E sarà il medico a stabilirne la cadenza per valutare che la nutrizione e l’accrescimento dei due bambini procedono correttamente.

Infatti, attorno alla 38° settimana, anche chi ha avuto una gravidanza senza problemi, può andare incontro a problemi di invecchiamento precoce della (o delle) placenta, diminuendo così la sua capacità di nutrizione.

Se questo si verifica, si deve intervenire prontamente provocando il parto. Altrimenti si corrono rischi per la salute del gemello meno cresciuto.

Perciò anche le statistiche provano che la 38° settimana è il momento migliore per stimolare un parto gemellare ed evitare il problema.

 

Parto: cambiano lievemente i tempi

Nel parto dei gemelli, il ginecologo deve fare una scelta importante: che tipo di nascita garantire ai bambini. Cioè se lasciare procedere naturalmente le cose o se intervenire con un cesareo.

L’elemento più significativo nella decisione dello specialista è la presentazione (la posizione nella quale stanno prima di nascere) dei gemelli.

In alcuni casi, infatti, è raccomandato il cesareo: sei i bambini nascono prematuri, se non sono entrambi con la testa in basso, ecc.

Generalmente, i ginecologi seguono lo schema indicato nella tabella ‘Come nasceranno’.

 

  • Monitoraggio continuo. Rispetto alla gravidanza singola, l’assistenza al parto gemellare prevede il monitoraggio della frequenza cardiaca fetale continuo, perché c’è la possibilità che uno dei due, quello con minori riserve energetiche, mostri segni di insofferenza  in utero. E questo elemento può essere determinante per la scelta di un cesareo.

Nel parto singolo, normalmente, invece il monitoraggio si effettua per 20 minuti ogni ora, oppure per mezz’ora ogni due ore.

 

  • Ecografie in sala parto. Nel caso in cui si voglia far partorire la mamma naturalmente, la sala parto deve essere dotata di un apparecchio per le ecografie. Serve a determinare in quale posizione è soprattutto il secondo bambino, dopo che il primo gemello è nato. Perché, quello in attesa di venire alla luce, nel frattempo, potrebbe essersi messo trasversalmente in una posizione non idonea a uscire agevolmente dal canale del parto. In tal caso, dopo aver ben osservato la posizione con l’ecografia, l’ostetrico pratica il rivolgimento manuale, cioè cerca di posizionare il bambino a testa in giù o con il sederino in basso.

L’ecografo in sala parto serve anche a indicare quali manovre (come la rottura del secondo sacco amniotico) vanno eseguite velocemente.

Inoltre, consente di prendere in tempi brevi la decisione di eseguire un cesareo nel caso in cui la presentazione del secondo bambino non permetta il parto per vie naturali.

 

  • Travaglio più veloce. La durata del travaglio (cioè dal momento della modificazione del collo dell’utero, delle contrazioni ritmiche, della perdita di acqua dal collo dell’utero, ecc.)delle gravidanze gemellari è simile a quella di gravidanze singole. È solamente un po’ più veloce (dura il 20-30% del tempo in meno), perché la maggiore massa che preme sul collo dell’utero accelera il procedimento.

Come nelle gestazioni singole, poi, se la mamma non è al primo figlio, i tempi si accorciano ulteriormente.

Nel parto gemellare si ha un travaglio unico per i due o più bambini. Così come il periodo dilatante è il medesimo, mentre, ovviamente, si raddoppia il periodo espulsivo, in quanto i bambini escono uno alla volta.

Tuttavia, il secondo gemello impiega circa la metà del tempo del primo per uscire dal canale del parto, che è già stato dilatato dal primo, e venire alla luce. In pratica, è come se il fratello maggiore gli avesse fatto da apripista.

 

  • I tempi del secondo bambino. Fino a poco tempo fa, dopo la nascita del primo bambino, gli ostetrici si affrettavano a far nascere anche il secondo perché temevano che l’ulteriore permanenza in utero potesse dargli segni di sofferenza. Cioè, si riteneva che se fossero trascorsi più di 20-30 minuti, l’utero si sarebbe rilassato eccessivamente e non avrebbe più garantito una corretta ossigenazione al bambino.

Oggi, invece, si pensa che eventuali problemi di sofferenza dei gemelli alla nascita  siano legati esclusivamente al fatto di nascere prima del tempo, cioè con l’organismo non ancora completamente formato.

Così, oggi, si tende ad aspettare di aver eseguito tutti i controlli al primo bambino (compreso il rilevamento del ph, cioè l’acidità  e dell’ossigenazione del sangue prelevato dal cordone ombelicale).

Poi si procede con il secondo: si aspetta 

che ricomincino le contrazioni oppure si stimolano i movimenti dell’utero con l’ossitocina (l’ormone che provoca le contrazioni) e lo si fa nascere.

 

La fase finale è più delicata

Subito dopo la nascita dei bambini, e dopo il distacco della placenta, l’utero, che è stato maggiormente sollecitato alla distensione per il peso maggiore sopportato, va più facilmente incontro ad atonia, al rilassamento dei tessuti. E quindi, non contraendosi bene, non riesce a chiudere completamente i vasi sanguigni che erano rimasti aperti dopo il distacco placentare. Perciò è probabile una maggiore perdita di sangue. Nella fase finale del parto gemellare l’ostetrica presta quindi maggiore attenzione a questa evenienza. E se ha il dubbio che l’utero non sia in grado di contrarsi autonomamente, ricorre ad applicazioni di ossitocina, o a iniezioni endovena di prostaglandine per stimolare questa importante funzione.

 

Il bisturi in utero

Se, durante i nove mesi di una gravidanza gemellare, il ginecologo si accorge che un feto è nutrito troppo a discapito dell’altro a causa di scambi eccessivi tra le due placente, si può intervenire chirurgicamente.

Tramite il laser o la tecnica dell’isteroscopia (fetoscopia) e sotto controllo ecografico e flussimetrico si possono suturare i vasi in eccesso, cercando di correggere i difetti di circolazione che provocano lo squilibrio nella crescita dei due feti.

 

 

La gemellologia

Oggi, esiste una branca autonoma dell’ostetricia, chiamata gemellologia, che studia i problemi legati alla nascita

di gemelli. Questa materia si avvale dell’apporto di vari specialisti: ostetrici, pediatri, genetisti, esperti di anatomia-patologica.

La disciplina è nata per affrontare al meglio gli ostacoli tipici delle gravidanze gemellari: dell’invecchiamento della placenta, del basso peso alla nascita, delle malformazioni cromosomiche, ecc.

Dei veri e propri ambulatori della patologia della gravidanza e ambulatori per le gravidanze gemellari sono sorti nei reparti clinici universitari e, da non molto, cominciano a diffondersi anche negli ospedali ben attrezzati con reparti di patologia neonatale e diagnostica ostetrica (cioè di secondo, terzo livello).

 

I problemi clinici aumentano con l’aumentare del numero dei gemelli.

Sono stati descritti solo pochi casi di gravidanze penta o esagemellare protratte fino al punto da garantire la sopravvivenza autonoma (in salute e senza conseguenze di salute future) a uno o più gemelli.

 

Curiosità

Basso peso. Più del 50% dei nati gemelli è di peso inferiore ai 2500 grammi. Le cause: il parto prematuro  o la rottura delle membrane prima del tempo.

•Prematurità. La maggior parte dei gemelli nasce prima della 38° settimana. Ciò soprattutto perché l’utero molto disteso ha un ruolo nell’attivare il travaglio.

•Differenze di peso. Il 15-30% dei gemelli ha una differenza di peso alla nascita superiore al 20%. Tale differenza è di solito intorno al 5%.

•Età della mamma e probabilità di avere gemelli. Tra i 30 e i 35 anni di età, e se si è alla prima gravidanza, è più probabile avere gemelli. Dopo i 35 anni, invece, la percentuale si riduce.

•Alimentazione. Una cattiva alimentazione fa diminuire la possibilità di avere gemelli. Durante la seconda guerra mondiale, ci fu infatti una riduzione delle nascite di gemelli.

•Ereditarietà. La tendenza alla gravidanza gemellare è ereditaria e si trasmette più tra le donne che tra gli uomini: cioè, una mamma sorella di gemelli, o figlia di una donna che ha una sorella gemella, ha maggiori probabilità di avere più bambini a sua volta rispetto a un uomo che ha gemelli in famiglia.

•Tendenze. Negli ultimi anni sono aumentate le gravidanze gemellari, dovute sia all’aumento dell’età media in cui si fa il primo figlio, sia alla diffusione dei trattamenti di sterilità.

 

Il dolore del parto gemellare è maggiore rispetto al parto singolo?

No, perché anche se i tempi della fase espulsiva sono raddoppiati, in quella fase non si avverte più dolore ma solamente l’istinto delle spinte.

 

  

  
 

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